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Storia del preservativo

Chi pensava che il preservativo fosse un’invenzione dell’era moderna, si sbaglia di grosso. Il profilattico è così antico che risulta impossibile datarne con esattezza la nascita.

E’ plausibile pensare che gli antichi Egizi fossero stati i primi a utilizzare vesciche e intestini animali ben oleati durante i rapporti sessuali. A riprova di questa teoria, è stata ritrovata una statua risalente al 1350 a.C. con un oggetto simile a un profilattico.

C’è chi sostiene che i veri inventori siano stati i cinesi che nel 1000 a.C.usavano fogli di carta oleata e sagomata. I vicini di casa giapponesi pare ricorressero a cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga rese flessibili con soluzioni alcaline.

Tempo dopo gli antichi romani usavano vescica di capra essiccata ma anche tamponi bagnati in lozioni di erbe; in caso di guerra, anche la pelle del nemico vinto.

Con la scoperta dell’America, insieme a pomodori, caffè e patate arrivò anche la Sifilide; per evitare il contagio il medico italiano Gabriele Falloppio raccomandò l’uso delle fodere di lino immerse in una soluzione disinfettante, allora appannaggio dei ricchi. L’emergenza però, fece si che questo antenato del preservativo si diffondesse anche alle popolazioni meno abbienti e ai soldati impegnati nelle campagne militari.

L’introduzione su larga scala si ebbe veramente nel XVII secolo, quando i profilattici diventarono di uso comune nelle corti e regolarmente venduti. Consistevano in una guaina di intestino di capra o di agnello, fissati alla base del pene con un nastro.

Nel 1870 l’americano Charles Goodyear inventò il procedimento di vulcanizzazione che consisteva nel trattare chimicamente la linfa estratta dalla pianta di hevea. Di li a pochi anni iniziò la produzione in massa dei preservativi di gomma. Nel corso del tempo ovviamente, il processo di fabbricazione ha subito modifiche ed evoluzioni.

 

 

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